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Gruppi Parrocchiali e attività

SOCIAL STREET

SOCIAL STREET - Parrocchia di Montefalcione

L’Azione Cattolica della parrocchia ha dato il via all’iniziativa Social Street a Montefalcione. Il fenomeno dei Social Street nasce a Bologna nel Settembre 2013, quando un giovane papà, da poco trasferitosi in città con la propria famiglia, pensa di creare un gruppo Facebook con lo scopo di conoscere gli abitanti della sua strada e di poter trovare qualche compagno di giochi per suo figlio. Negli anni il fenomeno ottiene sempre più successo, estendendosi da Bologna anche a Milano, Roma, Palermo; attualmente in Italia si contano più di 260 Social Street. La nostra parrocchia ha aderito a questa idea con l’intento di utilizzare il più comune social network per un esperimento sociale: le zone del paese sono state suddivise in gruppi Facebook, in tal modo i residenti delle varie strade sono diventati membri di gruppi “virtuali”, dove poter scambiarsi idee, esprimere necessità o esigenze. L’obiettivo è quello di “fare comunità”, e sembra proprio che Social Street possa essere un giusto mezzo come strada del ritorno alla socialità.

 

"Ditelo dai tetti" - giornalino parrocchiale

La Devozione al Santo di Padova e la Festa Votiva

La Devozione al Santo di Padova e la Festa Votiva - Parrocchia di Montefalcione
La devozione dei Montefalcionesi e la protezione del Santo, nonché le origini della festa Votiva dell’ultima domenica di agosto, le troviamo documentate in una lettera dell’anno 1931 dell’Arciprete...

Il restauro dell'Ostensorio in legno scolpito o Raggiera

 

 

Carissimi Fedeli,

         Grazie al contributo dei concittadini emigrati in Boston Mass.—U.S.A.—è stato possibile procedere al restauro di quel grande gioiello della nostra Chiesa Parrocchiale che è l’Ostensorio in legno scolpito, comunemente definito “Raggiera” che viene utilizzato per l’esposizione del SS. Sacramento durante le SS. Quarantore nonché per l’esposizione dei Santi Patroni, in particolare il Santo di Padova.

Le statue degli angeli reggenti la corona e l’intero gruppo degli angeli e della base per posizionare la Sfera contente il SS. Sacramento, come è noto a tutti voi, furono rubati in uno dei numerosi furti che la nostra Chiesa Parrocchiale ha subito nei decenni passati e si sta valutando la possibilità di rifare detti gruppi di angeli rubati.

Così come riportato nell'opuscolo pubblicato in antepirma, si riporta di seguito la relazione tecnica sull’intero intervento eseguito da parte della ditta specializzata sotto il controllo della Soprintendenza.

 

Montefalcione, 27 agosto 2015 -  giorno di inizio del Triduo della festa Votiva in onora del Santo di Padova

 

Don Paolo Luciano

 

 

 

 

 

Pheliana restauri

di Martino Del Mastro

Monteforte Irpino (AV)

P. I.V.A. 02356380648

Tel. 329 4924303

Email: pheliana.restauri@libero.it 

 

 

Relazione finale relativa al restauro conservativo ed estetico della raggiera in legno scolpito ed oro zecchino pertinente alla chiesa di Santa Maria Assunta, detta Santuario di Sant’Antonio, via Salita Chiesa, Montefalcione Av. 

 

 

Oggetto: raggiera

Tecnica: legno scolpito composto da più elementi decorati ad altorilievo.

Epoca: seconda metà del XIX sec.

Autore: manifattura campana.

Pertinenza: Parrocchia S. Maria Assunta, detta Santuario di Sant’Antonio. 

 

La raggiera consta di tre elementi distinti, costituenti il corpo principale del manufatto, ossia una base, un elemento ovale ed uno di dimensioni maggiori conformato a nuvola. Il basamento si presenta di forma rettangolare, con modanature in oro zecchino su quattro lati e con le restanti parti dipinte a tempera. L’ovale è costituito da piccoli raggi centrali e dal restante corpo di contorno con doratura in oro zecchino e tecnica a guazzo. Sull’ovale si innestano 42 raggi, la cui lunghezza oscilla tra i 130 ed i 190 cm. Anche questi ultimi sono in oro zecchino applicato a guazzo. L’elemento ligneo conformato a nuvola reca un altorilievo con tre teste di angelo, stemma civico, tralci d’uva e spighe. Infine è presente una corona sormontante l’intero manufatto. Anche gli ultimi due elementi descritti si presentano dorati con la medesima tecnica.

Si può assegnare il manufatto alla seconda metà del XIX sec., probabilmente opera di intagliatori e doratori locali o campani.

 

Descrizione dello stato di conservazione delle singole parti prima del restauro.

 

BASE

La base presentava evidenti ed estese lacune che interessavano sia le parti dorate in oro zecchino, con tecnica a guazzo, sia la zona dipinta a tempera, ossia il piano su cui si innestavano gli altri elementi del manufatto. Notevoli i danni dovuti all’usura ed all’uso, soprattutto sulla zona dipinta a tempera, quali graffi, abrasioni, lacune suddette, estese colature di cera. La parte inferiore era interessata da una ridipintura con smalto effettuata in epoca recente.

Evidenti ed estese lesioni attraversavano verticalmente tutto il piano di appoggio superiore.

 

ELEMENTO OVALE CON SPORTELLO CENTRALE A GUISA DI RAGGIERA

Il supporto ligneo presentava manomissioni causate nel tempo dall’azione di montaggio degli altri elementi che su di esso si innestano e lacune che insistevano in maniera preponderante lungo la fascia laterale. Per quel che concerne la superfice dorata anche in questo caso si evidenziavano abrasioni diffuse della doratura localizzate soprattutto  nell’area esterna e nelle zone più sporgenti delle volute. Erano inoltre presenti alcuni fori, localizzati in maniera più abbondante, anche se non esclusiva, nella zona inferiore dell’ovale. Erano stati malamente occultati mediate porporina  debordante nell’area circostante ad essi.

I raggi dello sportello centrale erano stati rivestiti in parte con carta alluminio tipo Domopak.

 

ELEMENTO RIPRODUCENTE UNA NUVOLA CON APPLICAZIONI RAFFIGURANTI SPIGHE DI GRANO, TRE CHERUBINI, STEMMA CIVICO

L’elemento, di notevoli dimensioni, mostrava le analoghe problematiche fin qui descritte e quindi abrasioni della doratura che mettevano in evidenza il bolo, ridipinture a porporina, lesioni che interessavano sia il recto che il verso del supporto ligneo. Nella parte superiore e precisamente nel contorno degli elementi modellati a volute si riscontravano fori praticati nel tempo e dovuti al montaggio. La doratura era alterata da uno strato di depositi superficiali coerenti ed incoerenti, con importanti colature di cera, localizzate soprattutto nella zona centrale. Erano mancanti elementi plastici quali due dei cinque fiori posti sopra la corona sormontante lo stemma civico (partendo da sinistra il primo ed il quarto), la metà di un altro dei medesimi fiori (il terzo) e due parti finali degli elementi vegetali sul lato destro.

 

 

RAGGI

I 42 raggi prima dell’intervento di restauro palesavano tutti i danni dovuti al tempo ed all’uso in maniera ancora più evidente rispetto agli altri elementi del manufatto.

Oltre alle abrasioni della doratura, ai danni al supporto ligneo, alle cadute delle parti modellate, alcuni dei raggi risultavano essere spaccati in due parti ricongiunte mediante chiodatura con fasce lignee sul verso. Altri mostrano gli elementi superiore lesionati e ormai quasi del tutto staccati dal resto del raggio.

 

CORONA

La corona risultava mancante di un elemento sferico e mostrava danni riassumibili nella perdita di doratura che in alcune zone metteva in evidenza il bolo.

 

 

 

Descrizione dell’intervento di restauro

 

L’intervento di restauro ha visto nella fase iniziale il trattamento preventivo contro gli agenti xilofagi mediante biocida a base di permetrina. La pulitura della doratura è avvenuta prima meccanicamente a secco con l’ausilio di pennelli e stoppacioli e successivamente con l’utilizzo di dimetilsolfossido sull’intera superficie dorata. Il rivestimento parziale con carta alluminio dei piccoli raggi costituenti lo sportello centrale dell’elemento ovale è stato eliminato meccanicamente mediate bisturi, riportando in tal modo alla luce l’originale doratura, che aveva al di sotto pochissime lacune di piccolissimo diametro. Successivamente sono stati eliminati gli elementi non pertinenti che erano stati applicati sui raggi, quali fasce in legno, chiodi, barre metalliche (in un sol caso si è scelto di conservare il supporto metallico in quanto risultava attinente ad assolvere lo scopo di sostegno strutturale),  utilizzati per ricongiungere i raggi divisi in due parti o per tenere unite parti che erano ormai disgiunte. Quindi si sono praticati dei fori con trapano manuale nei due elementi della frattura e gli stessi sono stati riuniti con collante e tenoni in vetroresina.  A questo punto si è potuto provvedere alla stuccatura delle lacune di tutti gli elementi della raggiera con una mestica di gesso di Bologna e colla animale nel rapporto di 1/12. La conseguente rasatura delle eccedenze di gesso ha dato la possibilità di stendere il bolo addizionato a colletta ove necessario.  E’ stato cosi possibile procedere al trattamento estetico dell’intera superfice. Al fine di eliminare l’interferenza visiva dovuta a lacune ed abrasioni dell’ originale doratura si è scelto di reintegrare l’oggetto di culto con foglia oro 22kt in alcuni punti ed in altri con polvere d’oro 22kt, nel primo caso con tecnica a guazzo nel secondo caso con doratura a conchiglia. Le dorature apportate sono state brunite con punte di agata con diversi profili, mentre la restate doratura è stata lucidata con uno straccio di lana. Infine le reintegrazioni in oro sono state raccordate all’originale doratura con stesure di gommalacca disciolta il alcool 99° al 15% e 10%. In alcuni casi è stato necessario, per favorire il raccordo  con la doratura originale,  pigmentare la gommalacca con pigmenti in polvere, lasciando comunque visibili le reintegrazioni apportate.

 

 

Documentazione fotografica.

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