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La Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta in Cielo

La Chiesa  Parrocchiale di Santa Maria Assunta in Cielo - Parrocchia di Montefalcione
“Essendo stata questa chiesa consegrata il 14 di ottobre dell’anno 1547, ordiniamo che nei luoghi più approposito si facciano i segni della consegrazione con scolpire in marmo l’iscrizione in memoria della medesima..”.
            Così si legge nel primo tomo delle Sante Visite Orsiniane di fine milleseicento (Archivio della Chiesa Madre). Da questa nota conosciamo con certezza la data della Consacrazione della nostra Chiesa Madre, edificata precedentemente. Con i radicali restauri alla fine del secolo scorso effettuati particolarmente all’abside e all’altare maggiore, questi per le rigorose leggi liturgiche veniva sconsacrato e con esso anche tutta la chiesa, che certamente fu soltanto benedetta per rispondere alle esigenze del culto”
Omissis
“Questo percorso storico ricco di significati è possibile riscontrarlo anche nel nostro tempio, chiamato da sempre “CHIESA MADRE” per indicare non solo che essa è stata la prima ad essere edificata, non solo che è la più grande e la più bella tra le tante altre esistenti sul territorio, ma soprattutto perché essa era l’unica e sola Chiesa “PARROCCHAILE”; le altre sorte dopo, pur belle artisticamente e importanti per ampiezza sono nate o come parte integrante di un monastero o convento (come quelle del Sacro Cuore di Maria e di S. Giovanni) o come vere grancie. Quindi Chiesa Madre perché unica parrocchiale, dove si svolgeva tutta l’attività sacramentale della comunità.
Altra nota caratteristica del nostro tempio è senz’altro la varietà dei culti e devozioni sviluppatesi nel corso dei secoli e diffusi sul territorio attraverso una ricchezza dei segni e manifestazioni. Particolari quelli in onore della MADONNA ASSUNTA e S. ANTONIO da Padova, eretti con voto popolare a PATRONI della cittadina.
Papa Orsini indicava questa Chiesa come una delle più belle e maestose, non per niente era ed è dedicata alla Madonna Assunta, così come quasi tutte le Cattedrali e principali Chiese d’Italia. Recentemente dal nostro Arcivescovo (compianto Mons. Carlo Minchiatti – n.d.r.) è stata proclamata SANTUARIO DIOCESANO con l’auspicio di vederla fra non molto BASILICA per il particolare culto zelato in onore di S. Antonio.
Non possiamo non rilevare inoltre la particolare attenzione dei Montefalcionesi, facendola oggetto di continue e generose elargizioni e la considerazione avuta sempre da parte dei presuli Beneventani arricchendola di particolari privilegi e provvedendola sempre con sacerdoti di particolare culturale e pastorale.
Tutte queste componenti fanno della nostra CHIESA un monumento, segno di gusto, di arte, di vanto e orgoglio cittadini.
Mons. Vincenzo De Vizia
“Dal supplemento al n. 36 del settimanale “ILPONTE” del 12 ottobre 1991” pubblicato in occasione della Consacrazione della Chiesa Madre – 13 ottobre 1991 - dopo il lavori di consolidamento e restauro in seguito al terremoto del 23 novembre 1980.
 
Abbiamo ritenuto giusto, oltre che doveroso, aprire questo sito con lo scritto, che per motivi di spazio non si è potuto riportare integralmente, del nostro Parroco Emerito e Vicario Generale Emerito dell’Arcidiocesi di Benevento, che per oltre quarant’anni ha profuso con abnegazione e in modo instancabile tutto il suo impegno alla cura spirituale della Comunità Parrocchiale di Montefalcione, oltre che alla conservazione e valorizzazione della Chiesa Madre e della altre Chiese della nostra cittadina.

 
Le parrocchie di Montefalcione, prima della riforma del 1986, erano tre: S. Maria Assunta – con sede nella omonima  Chiesa Madre Arcipretale; Nostra Signora del Sacro Cuore e S. Giovanni Battista.
Successivamente all’accorpamento la Parrocchia è stata unificata nell’unica denominazione della Chiesa Madre S. Maria Assunta in Cielo, ora anche Santuario Diocesano di Sant’Antonio di Padova.
Per esattezza sulle origini delle Chiese di Montefalcione, in particolare della Chiesa Parrocchiale,   riportiamo integralmente alcuni brani tratti dalla “Monografia storica di Montefalcione” del compianto Prof. G. Pagliuca - Viareggio 10 ott 1926.
Riportiamo, inoltre, un articolo del prof. Fausto Baldassarre sempre inerente le origini della Chiesa Parrocchiale.
Cap. 1
Così venne a formarsi il primo nucleo del paese attuale, che troviamo indicato nel IV secolo col nome di Montefalsone oppidum.  Intorno al castello si ebbero poi la chiesa dedicata a S. Maria Assunta in cielo, l'abazia, e la Piazza dell'Olmo che limitò le prime costruzioni.
Cap. 2
Nel 754 Clefi fu chiamato dai Beneventani contro i Greci: egli li scacciò da Benevento e vi fondò il ducato. A questo ducato appartennero Montefusco, Prata, S. Barbato, Manocalzati, e, secondo il Prignano, anche Montefalcione (detto allora Montefalsone). L'opinione del Prignano viene avvalorata da ciò che si legge nel nostro inventario parrocchiale a pagina 38; ivi è detto che nella chiesa si conserva un cassone grande, in cui - ce sono molti libri scripti a longobardo.
Cap. 14
Egli fece edificare in Montefalcione la chiesa di S. Giovanni e, accanto ad essa, un monastero - ospedale, nel 1531.
Vannella nel 1555 ampliò la chiesa parrocchiale, e nel 1577 fondò il convento.
Cap. 16
Il figlio del marchese Antonio (Tocco) si chiamò Paolo. Negli atti della confraternita del Corpo di Cristo esistenti nella chiesa madre di Montefalcione, Paolo viene detto "di animo buonissimo zelante dell'amore di Dio,, tanto che in data 19 aprile 1588 era primo ufficiale di detta Confraternita.
Cap. 18
Sulla base triangolare dei blocchi di pietra rossa che reggono le acquasantiere della chiesa madre, e che prima erano ai lati del presbiterio, v'è sulla faccia lo stemma dei Puderico, su un'altra lo stemma di Montefalcione, sulla terza un calice cioè lo stemma della congrega del Sacramento, o Corpo di Cristo, della quale il Puderico fu priore.
SULLA FACCIATA DEL PALAZZO DEL SEGGIO C'È QUESTA SCRITTA
"ALOISIUS MONTEFALCIONIUS CONTIDUM A MAIORIBUS
SUIS CASTELLUM AUGEREIPSE ATQUE EXORNARE
DUM STUDET LOCUM HUNC REI PUBBLICAE DONO DEDICAVIT ANNO MDXV"
Traduzione: Luigi di Montefalcione, mentre si adoperava egli stesso a migliorare ed ornare il Castello, costruito dai suoi antenati nell'anno 1515, donò questo luogo alla pubblica amministrazione.
 
La maestosità del romanico nascosta
La chiesa di Madre di S. Maria Assunta, già definita dal Cardinale Orsini il più bel tempio della diocesi,
fondata dai feudatari “Montefalcione” presumibilmente ai primi del 1300 e certamente non dopo gli inizi del 1400, in seguito fu ristrutturata dai Lorido e dai Puderico, come si rileva dai diversi inventari esistenti nell’archivio della chiesa parrocchiale, particolarmente quelli degli anni 1541, 1636 e 1687.
Dalle bolle di nomina dei sacerdoti risulta che detta chiesa era “jus patronato” dei signori Montefalcione prima, di Paolo Puderico poi, successivamente dei Tocco di Montemiletto.
 La chiesa si presentava ampia,  maestosa e nello stesso tempo raccolta, con un cortile avanti recintato da mura e con al lato sinistro un imponente campanile a tre cordoni  con otto finestroni di cui quattro più grandi e quattro più piccoli; la sommità con una scala a chiocciola tutta in pietra, dove erano poste tre campane di cui due grandi. 
 
La facciata semplice e sobria era munita di “Cona De L’Assunta” sormontata da un rosone. La pianta era a croce latina e tutta la struttura si presentava in stile romanico a tre navate sostenute da colonne di travertino tutte di un pezzo, con un transetto da quattro pilastri pure in pietra di travertino.
L’altare massimo era sotto gli archi della crociera sollevato dal pavimento con tre scalini. In fondo alla “Nave Maggiore” vi era l’abside in forma ovale che faceva da sagrestia ed era separata dalla chiesa da un muro alto fin sotto l’arco maggiore nel quale vi erano due porticine che servivano di accesso alla sagrestia.
Su detto muro vi erano dipinte al centro due  “Immagini” della Madonna Assunta e ai lati figure di angeli, degli apostoli, di profeti e di santi tra cui S. Antonio (sulla destra di chi guardava).
Nei muri delle navate laterali vi erano addossate molte cappelle quasi tutte padronali, per l’esattezza in numero di Tredici, tutte fornite di “Altari Cone” ed alcune anche di “Palature in Legno”. Verso la seconda metà del 1600 detti muri delle navate laterali furono sfondati e ai corrispettivi altari furono costruite altrettante cappelle con relative sepolture sotto il pavimento, sia per devozione del popolo, sia per vanità di alcune famiglie nobiliari e forse anche per esigenze di sepoltura.
Nel 1649 il vecchio pulpito in legno “che pareva di sconveniente a detta Ecclesia così magnifica ”venne sostituito con uno in pietra imponente e armonioso che poggiava su quattro colonne di travertino. Lungo il corso dei secoli sia la chiesa che il campanile hanno subito molti restauri, rifacimenti e ristrutturazioni, soprattutto per i diversi terremoti che si sono succeduti, alcune volte con minore altre volte con maggiore intensità. Nelle relazioni delle visite pastorali dell’arcivescovo (poi papa) Orsini, compiute tra la fine del 1600 e l’inizio del 1700, si parla continuamente di riparazioni alle “molte crepature dei diversi tremuoti”. Ma le modifiche strutturali sostanziali, detta chiesa, l’ha ricevute verso la fine del 1880,quando furono rivestite le colonne con piastrature, modificato il soffitto, gli archi, aggiunti tutti gli ornati e anche gli attuali quadri dipinti su tela riposti sulle parti delle pareti della nave centrale. Dal mese di Maggio 1823 la Chiesa di S.Maria Assunta cessava di essere Patronato del Principe di Montemiletto
 
 
“AVENDO L’ALLOR PRINCIPE DON CARLO TOCCO PER ESECUZIONE DEL REAL DECRETO DEL 10 OTTOBRE 1822 DICHIARATO ESPRESSAMENTE CON ATTO APPOSITO DEPOSITATO NELLA CURIA DI BENEVENTO,CHE EGLI RINUNZIAVA AL PATRONATO”.(Archiv.di stato AV. Intendenza busta 617).
(Dal settimanale "IL PONTE"  del 24/08/1985, articolo del prof. Fausto Baldassarre)

Durante i lavori di consolidamento post terremoto del 23 novembre 1980, sono state riportate alla luce e lasciate a vista, alcune parti dei pilastri in pietra, incorporati nelle attuali colonne, testimonianze dell'antica Chiesa di stile Romanico, identiche alle due colonne visibili ai lati del portale di bronzo all’ingresso della Chiesa.